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...Sono una bambina capricciosa e sognatrice,
una ragazza complicata e lunatica,
una donna che sta' nascendo e si fa forza per affrontare il peso della vita.


mercoledì 30 settembre 2015

"Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie"


"Si sta
come d'autunno
sugli alberi
le foglie"

- "Soldati", Ungaretti -

Una poesia semplice, breve, diretta, probabilmente troppo famosa, ma assolutamente profonda.
Di quella profondità abissale che ti colpisce dentro, attizzando le fiamme interiori, facendo vibrare ancor più forte l'animo tormentato.
Ogni autunno la ripropongo, quasi come un rituale, come se il correre delle stagioni non facesse altro che riportarmi lì... a fare il punto della situazione, rendendomi conto di essere costantemente là , in quella condizione di dolorosa immobilità, simbolo di una triste sorte gia' scritta, quella delle persone destinate a soffrire silenziosamente, mentre tutto il mondo si muove attorno.
Parlare di fato è sicuramente sbagliato, in effetti forse sarebbe meglio dire “carattere alquanto sensibile”, alcuni definirebbero tale situazione in gergo medico con il termine “malattia”, altri come mancanza di volontà, altri ancora come “periodo difficile che presto finirà”.
Non so' dare un nome alla mia condizione, sono certa che essa va ben oltre l'anoressia e la depressione, mostri che mi hanno divorato da tre anni ad oggi. E va pure al di là di un episodio sporadico,di un evento accaduto. Ne sono sicura perchè fin da piccola ricordo la malinconia che mi attanagliava lungo al petto, allo stomaco, alla testa.
Senza motivo mi sono sentita spesso triste, vuota e nella mia ingenuità credevo di avere l'influenza.

Mi sento morbosamente dentro alle parole di Ungaretti, come mi ci sentivo quindici anni fa, leggendo la poesia ad alta voce dinanzi alla maestra.

Foto scattata durante le mie passeggiate nel bosco

Mi sento la foglia destinata a morire dinanzi al prossimo soffio di vento.
Dentro quella precarietà e fatalità che egli precisamente descrive.
Piena di instabilità e con un'unica certezza, quella della morte.
Sola come quella foglia in giardino che si tiene attaccata all'albero con i denti, ma consapevole che presto dovrà mollare la presa, perchè è stanca e non più così giovane.

Tutti soffriamo nel mondo, ognuno ha i suoi tarli, i suoi segreti, le sue ferite, è vero.
E' giusto che ne abbia anch'io direte voi. Sono d'accordo.

Ma quello che mi spaventa di tutto ciò non è il dolore in sé per sé.
E' il tempo che passa mentre il dolore continua, ininterrottamente, senza mai fermarsi.
Senza aver mai capito da dove esso sia iniziato e talmente intrinseco da non mollarmi mai.

La paura di passare una vita, lunga o corta che sia, sempre con un macigno sul cuore e non trovare mai realmente la pace è una delle peggiori condanne che possano esistere, secondo me.
Perchè non è vita, è prigionia.
(… Sono stata io stessa a condannarmi?)

E vorrei andare da mia mamma, dirle che sto' finalmente bene, che la tempesta infinita è passata, che adesso sebbene sia autunno c'è il sole e ci sarà per un po' perchè ho la forza di affrontare tutto, di non accasciarmi alla prima ventata.
Vorrei dirle che sono una foglia, ma di quelle sempreverdi, dure e resistenti e che se ci sarà un temporale mi bagnerò, ma poi tornerò a splendere, come fanno gli altri attorno a me.
Vorrei vederla sorridere, anche in mezzo ai problemi di mio fratello, sorridere di gusto, dimenticando per un attimo le sfide quotidiane da combattere, contenta di non dover tener la mano ad entrambi.

Vorrei poter essere per lei un punto di riferimento e non un punto fermo.

Non esistono giorni in cui io stia davvero bene. (e' proprio questo che mi fa paura!)
Se l'ho detto è perchè fingo, al fine di non essere noiosa e ripetitiva.

Senza dubbio ci sono giorni migliori e peggiori, ma ogni volta c'è sempre qualcosa che manca, e non so' spiegarlo.Una fame interiore che non si colma con il semplice cibo, con un regalo, con un viaggio, con una frase di coraggio, con un'abbraccio delle persone care.


Un saluto a tutti!


Ilaria

Ps. per sbaglio, con il cellulare ho eliminato il post, fortunatamente (o sfortunatamente per voi) lo avevo salvato su word! Quindi lo riposto adesso.

martedì 15 settembre 2015

Immortaliamo i bei ricordi con una foto.

Ho sempre avuto un piacevole interesse per le fotografie, amo immortalare gli attimi in qualcosa di concreto, qualcosa da poter osservare nuovamente in futuro, sebbene lo si faccia attraverso un foglio di carta o su uno schermo digitale.
Amo fotografare la natura, in tutte le sue sfaccettature e sfumature, in tutti i suoi colori e la sua bellezza.
I fiori che sbocciano, il fulmine in un pomeriggio invernale, la farfalla che vola, il mare al tramonto, le colline toscane, le foglie che cadono, l'azzurro del cielo (…)

Tale interesse l'ho senza dubbio ereditato da mio padre.
Lui sì che era bravo a maneggiare le macchine professionali e a scattare dei capolavori.
Come quelle foto scattate in un campo di girasoli ed io, piccola, nel mezzo, a confondermi tra i mille colori.
Con il passare degli anni ha lasciato andare tutto, perso tra il lavoro e la famiglia, sommerso dai problemi e delle preoccupazioni.

Io non ho mai provato a far diventare tale interesse una passione, qualcosa che mi coinvolgesse più di un semplice scatto durante le vacanze o in un evento importante.
Tuttavia mi capita, sempre più spesso, di soffermarmi a guardare le meraviglie che ho attorno, i paesaggi e i panorami di fronte a me, con la voglia intrepida di “fermare” il tempo, per rivederlo successivamente.

Rivedere quell'attimo in cui mi sono lasciata andare, libera dalle prigioni mentali, dai nervi a fior di pelle, dalla rabbia e dai sensi di colpa è... terapeutico.
Un sospiro di sollievo tra lo sconforto che, aihmè, regna quotidianamente in queste quattro mura.
Tutt'ora c'è un'aria pesante, quell'atmosfera che conosco bene e che, nonostante voglia il contrario, vado ad alimentare, per abitudine.
Si vive, o meglio si sopravvive, tra le urla, i pianti ed i silenzi.
E poi ci si abbraccia, ci si sostiene non appena ci rendiamo conto di volerci un gran bene e di aver sbagliato, ancora una volta.
Ma ciò che è successo prima non si cancella, rimane un ricordo, sebbene questo sia meglio non immortalarlo. Ma rimane nel cuore e nella testa, creando terreno fertile all'insoddisfazione e alla scontentezza.
Ed è così che mi ritrovo immancabilmente e nuovamente in quel circolo scuro e freddo, simile ad un buco nero senza fine, anche solo per qualche ora.

Ecco a cosa servono le foto: a tappezzare le tetre pareti della mente con alcuni colori, con tonalità calde e vivaci. Servono a mantenere viva la speranza, ad incoraggiare colei che si è spersa per un attimo e a farla risalire delicatamente...
Ed infatti poi la luce torna a fare capolino, una penombra assai più vivibile e tiepida... e ritrovo la forza, perchè ne vale e ne varrà la pena, sempre.

I ricordi che ho voluto rappresentare materialmente (per meglio dire “digitalmente”) sono rare occasioni di uscita dalla mia solita routine protettiva.

  1. Pomeriggio al mare.
Ad inizio settimana ho deciso, dopo una mattinata di gag e pesi in palestra, di concedermi il terzo pomeriggio al mare di questa estate 2015.
L'ho voluto fare con una persona speciale, l'amico di cui ho parlato gia' una volta sul blog, l'unica persona rimasta sempre affianco a me, in tutto il dolore e il pessimismo.
Egli adesso vive in America, in North Carolina, ha avuto un avanzamento di carriera nella sua azienda trasferendosi oltre oceano. Ed io sono fiera di lui, completamente.
Dato che è tornato per due settimane, ed era da Novembre scorso che non lo vedevo (colpa mia poichè quando era in Italia non ho voluto... stavo troppo male) abbiamo deciso di trascorrere del tempo insieme.
Siamo stati al mare qui vicino, a circa una mezz'oretta da casa, spiaggia libera, giornata variabile con il sole che faceva capolino spesso da quelle grande nuvole bianche e grigie all'orizzonte.
Un venticello faceva ondeggiare il mare rumorosamente, impedendo il bagno a molti e facendo fischiare spesso il bagnino per chi si allontanava troppo dalla riva.
Abbiamo giocato a racchette come facevamo anni fa, (quasi) veloci e scattanti come un tempo, con la voglia di “vincere” e di dare il meglio. Mi sono sentita abbastanza energica, sensazione positiva.

Il tramonto di quella sera, al mare.


  1. All'avventura
Mercoledì mi sono concessa l'altra giornata di “riposo”, sempre con il mio amico, siamo andati in montagna, sugli appennini tosco-emiliani.
La prima tappa è stata il ponte sospeso, una camminata di circa 200 metri ad una quarantina di metri di altezza, in mezzo al verde dei boschi montanari.
Le sensazioni magiche di serenità, di rilassatezza mi sono pervase mentre correvo sul ponte, senza paure, senza tormenti, gli occhi lucidi e brillanti simili a quelli di una bambina mentre scarta il suo regalo tanto desiderato.

Io mentre percorro il ponte

Dopo siamo andati più in alto, ci siamo diretti – senza sapere la strada e con il navigatore che non ne azzeccava una – verso un lago.
Abbiamo camminato un po', strade in salita, non asfaltate, in mezzo al verde e al silenzio, senza mai trovare il lago, seduti in cima ad un precipizio ad ammirare l'immenso panorama.
Ho addirittura pranzato con un piatto di tagliolini ai funghi porcini e pinoli, senza sentirmi assolutamente in colpa. Incredibile.

  1. Serata con mamma
Questa è stata la serata che più desideravo da tutta l'estate, costruendo mentalmente ore di felicità assoluta.
Nella realtà non è andata come immaginavo e come speravo, ma posso comunque esserne abbastanza contenta, tutto sommato.
Ho portato mamma a fare un apericena in un locale di mare molto amato (forse perchè quasi l'unico in quella zona!), a circa 40 km da casa mia.
Un posto tranquillo, ma chic, curato nei dettagli, ristrutturato quest'anno, ma che ricordavo migliore.
Ci sono stati cambiamenti in questi anni – è dal 2013 che non ci mettevo piede! - secondo me in negativo, tant'è che mi è risultato un po' noioso a livello di intrattenimento, sopratutto per la musica non coinvolgente.
Abbiamo anche fatto un giro lungomare, nonostante l'aria fresca e i vestiti leggeri, prendendoci poi un cappuccino caldo per riscaldarci un po'.
Mi ha fatto piacere stare con lei, ne avevo bisogno, ma il mio sbaglio è stato quello di credere di non portarmi dietro i problemi di casa, il rancore dei giorni precedenti, le urla quotidiane e l'ansia generale. Il mio pensiero, si è rivelato un grande flop, qualcosa impossibile da realizzare, perlomeno adesso.

Io e mamma in lontananza (foto scattata a tradimento dal fotografo)

Ed ora? …

Ora la monotonia è ripartita più veloce che mai, la casa è vuota, Marco comincia proprio oggi le scuole superiori, i miei sono a lavoro, il mio amico partirà questa notte.
Sono di nuovo sola, in compagnia dei dubbi e delle insicurezze.
Mamma ieri sera mi ha detto che devo consegnare il curriculum in giro, fare dei corsi di lingua per migliorarlo, oppure ricominciare a studiare tranquillamente e senza “foga”. (peccato però che io e la tranquillità viviamo in universi diversi, paralleli, ma destinati a non incontrarsi MAI)
Dovrei decidermi, fare un passo avanti, fare... qualcosa.
Eppure non riesco a smuovermi, a razionalizzare, a prendere coraggio.


Ho solo paura...
Di fallire, ancora una volta.

Un bacio a tutti, Ilaria.