“Ilaria... ciao! Che fai? Tutto
bene?”
“Si...via! Sono al terreno di
nonno!” un po' perplessa e stupita della telefonata, della domanda.
“Ma G. quanto tempo è che non la
senti?”
(imbarazzata e sempre più perlpessa)
“Emh... è un po'... mi aveva chiamato giorni fa, ma non sono
riuscita a rispondere, avevo riprovato una volta sola perchè non
volevo disturbarla...prossima settimana sono impegnata con le visite,
ma dopo vengo a trovarla, davvero!”
“Senti... non ci giro più
intorno... G. è morta”
...Il cuore si ferma per un attimo, il
respiro si fa sempre più affannoso, non mi esce una parola dalla
bocca, soltanto un bisbiglio...
…cerco di capire se ho sentito
bene...
Inizio a balbettare, parole stupide,
di circostanza... mi scende una lacrima dagli occhi...
Guardo intorno a me. E' una splendida
giornata, non c'è un soffio di vento, il sole è alto e luminoso,non
c'è nessuna nuvola, il cielo è azzurro limpido...
Sembra che la natura non abbia sentito
la notizia. Essa continua a mostrare le sue bellezze come se niente
fosse, come se non fosse stata scalfita da tale orrore... Va avanti
per la sua strada, indifferente, senza cuore...
In un istante comincio ad odiarla.
Inizio a schifarmi del “suo” comportamento, del suo
menefreghismo. Avrebbe dovuto piangere. Avrebbe dovuto annerirsi in
un attimo il cielo, il vento avrebbe dovuto soffiare forte in balia
della tempesta imminente, e, quei cavolo di uccellini avrebbero
dovuto smettere di cinguettare beati.
E invece no. Tutto resta intatto
dinanzi a me.
Eppure io sento un forte gelo al cuore,
un dolore immenso alla testa, il cuore è affannato e le gambe
tremano.
Torno a casa a piedi trattenendo le
lacrime, evitando di dare spiegazioni a chi incontro, tuttavia dentro
sono un esplosione di malinconia, di rabbia.
G. è una signora conosciuta durante il
mio ricovero ospedaliero nel reparto di Medicina, poiché
inizialmente fui portata lì a causa della forte anemia avuta come
conseguenza alla mia restrizione alimentare.
La conobbi così, una serata di Agosto,
infreddolita, con un lenzuolo sulle spalle e impaurita per ciò che
mi sarebbe aspettato. O meglio, per ciò che non sapevo mi
aspettasse.
Me lo ricordo bene quel giorno.
Entrai dalla porta assieme
all'infermiera e una signora mi accolse contenta, a braccia aperte,
ridendo e scherzando fin da subito, nonostante fosse lì, in un letto
di ospedale, con una flebo attaccata.
Sono stati giorni davvero belli.
Sembrerà un controsenso, ma mi divertii tanto.
Mi senti a casa, con una mamma molto
più positiva, scherzosa della mia, con la quale potevo parlare di
tutto.
Infatti Parlammo molto. Mi faceva
sorridere anche quando le mie, le sue analisi non promettevano nulla
di buono. Ridevo anche quando mi fu privato di mangiare per fare la
gastroscopia, per 4 giorni di seguito, e ridevo persino dopo, quando
mi ordinarono di mangiare primo e secondo, una tortura per me.
Lei era un vulcano di vitalità,
di positività, di incoraggiamento in ogni momento.
Un esempio costante per me, per il mio brutto carattere, un
modello da seguire.
Mi aveva stregato completamente, tant'è
che continuammo a sentirci pure dopo, quando io fui mandata via da
lì, mentre lei ci rimase, in attesa di essere trasferita in un
ospedale più grande, in un reparto ancor peggiore.
Ci è rimasta mesi... mesi di attesa
per un trapianto, mesi in cui mi ha illuso che stesse “bene”.
Mi diceva che i valori non erano troppo
negativi, che appena tutto tornava nel range adeguato ci sarebbe
stato l'intervento.
Ci eravamo promesse che, finito tutto,
saremmo andate al ristorante del suo matrimonio a mangiare “La
fiorentina” , il nostro cibo preferito.
Io ci credevo.
Io ero convinta ce la facesse.
Io mi ero fatta convincere dalla sua
botta di vitalità, dalla sua forza interiore, dalla sua voglia di
ridere, anche se era sdraiata su un lettino, con le gambe
estremamente gonfie e le braccia viola.
Io sono stata una stupida, una
ingenua a crederci.
Lei mi ha sempre rassicurato, mi ha
sempre detto di pensare a me stessa, di prendere un vestito nuovo,
truccarmi, ricominciare a vivere davvero...
Eppure lo sapeva che non ce
l'avrebbe fatta.......
Sapeva tutto e non mi ha detto
niente per proteggermi, per non farmi piangere, per non farmi stare
ancora male...
Perchè G.mi hai lasciato sola?
Sola in questo inferno, in questo mondo che non mi appartiene, in
questa vita che non riesco ad affrontare davvero perchè non ne ho il
coraggio, non ho la tua stessa forza.
Come faccio adesso?
Ho tanto bisogno di te...
Mi manchi...
Vorrei stare lì a piangerti davanti
alla tua foto per ore, tuttavia lo so' che non vorresti vedermi così,
lo so' che mi diresti di sorridere anche di fronte a tutto il male...
Ed io ci provo G.
Ci provo perchè non voglio deluderti.
Voglio onorarti, voglio
cercare di mettere in pratica ciò che tu mi hai insegnato
inconsapevolmente...
Forse in questo modo tu vivrai
un po' dentro di me, dentro i miei gesti, sotto ai miei sorrisi.
Spero
che tu potrai essere fiera di me.
Ti
saluto così, con una frase del tuo cantante preferito:
“Ma
la vita che mi aspetta non mi fa paura,
il
domani che mi aspetta non mi fa paura...
c'è
una forza che fa superare ogni barriera
così
intensa e dura come una preghiera
è
la vita che mi aspetta e non mi fa paura!”
Renato
Zero - “La vita che mi aspetta”
Ilaria
