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...Sono una bambina capricciosa e sognatrice,
una ragazza complicata e lunatica,
una donna che sta' nascendo e si fa forza per affrontare il peso della vita.


venerdì 10 aprile 2015

Contorsionismo mentale su "Uno, nessuno e centomila"

L'opera Pirandelliana (e non) che preferisco in assoluto.
Un vortice di riflessioni trascendentali che portano il lettore a porsi domande su sè stesso, sulla sua esistenza e su quella degli altri.


Lo lessi la prima volta come compito per le vacanze in quarta superiore, un ordine datomi dalla professoressa di Italiano, la quale dava l'impressione di essere un comandante dell'esercito più che un insegnante: dura, fredda, robusta (seppur bassa di statura), occhi gelidi e una voce alta, sempre furiosa.
Fui costretta a leggerlo, perlomeno inizialmente, e la cosa non mi piacque affatto.
Ho sempre odiato essere obbligata a fare qualcosa, tant è che produco molto di più nel momento in cui sono lasciata "libera" (apparentemente) poiché sono io stessa ad incatenarmi e ad impormi di agire.

Ricordo che cominciai la lettura sbigottita, rassegnata... Era troppo contorta fin dall'inizio.
Lessi dieci pagine e richiusi subito dopo, con l'idea che avrei trovato un riassunto su internet e lo avrei rielaborato un pò per l'esposizione.
E invece no, un primo pomeriggio assolato della metà di luglio, quando la temperatura aveva raggiunto effettivamente il picco stagionale, decisi di riprovare a leggere tale libro sotto un ciliegio, ormai vuoto dei suoi frutti, ma colmo di foglie adatte per un buona ombra rinfrescante.
Mi accovacciai sul terreno, intorno un silenzio di voci umane, soltanto i dolci cinguettii degli uccelli e il rumore delle cicale.


Partii a leggere, mi infilai dentro le parole come se fossimo tutt'uno, un'unione così inaspettata ma allo stesso tempo così incandescente. E, come se fosse passata soltanto una mezz'ora, mi accorsi che il libro era più che a metà, intorno il sole si era spostato verso ovest e i gradi erano scesi.
Il tempo volò così velocemente che rimasi impressionata da quanto quest'opera mi avesse rapito.
Mi guardai intorno diversamente dal solito, forse con occhi differenti, forse osservando da una angolazione diversa, probabilmente con una mente differente.
Fui letteralmente stravolta dalle decine di frasi che avevo appena sfogliato...
Ero confusa, mi sentivo persa...
... Cambiata.

Può un semplice libro, in una banale giornata cambiare una sciocca persona? 
(...)


Oggi, a distanza di anni, ho riletto questo libro. Per intero.
Era già accaduto più volte di concentrarmi su alcuni discorsi e riandare a scorrere soltanto alcune pagine.
Ma Adesso, alla mia seconda fine di questo capolavoro (lasciatemelo dire) mi sento ancor più appartenente alla tematica trattata, al Moscarda, alla sua pazzia, al suo elogio verso il vivere identificandosi in forme sempre diverse, cercando (pur non riuscendo) di non indossare quelle maschere, tanto presenti e necessarie nella società.

Io vorrei vivere così. Come lui, il protagonista del libro.
Desidererei morire e rinascere ogni attimo, riconoscendomi in qualunque cosa, in un albero, in un animale, in un fiore. La dissoluzione totale nella natura, rifiutando lo schematico, l'anagrafico, il settoriale tipico del nostro mondo.
E sarei disposta a tutto pur di riuscirci, pur di frantumare il forte "io" che c è in me e di far venire a galla l' impetuosa alienazione da me stessa che bussa dentro la mia testa.

In fondo, riflettendo bene, ho potuto constatare come i pensieri anoressici siano cominciati proprio in quel periodo. Inizialmente erano solo vaghe e stupide sensazioni, rinchiuse in un cassetto mentale a doppia mandata , con la convinzione che mai e poi avrebbero potuto uscire, prendere il sopravvento. Sinceramente neanche sapevo che tali angosce erano tipiche di una malattia, sembravano semplici dubbi, debolezze di una ragazza in crescita. Niente di più.

Che poi mica voglio dare la colpa a Pirandello se ho avuto l'anoressia. Ci mancherebbe.
Nulla di ciò si insinua nel mio cervello (bacato).
Voglio solo puntualizzare come da questa lettura si siano sviluppate numerose riflessioni fra me e me che mi hanno portato a conoscermi meglio, a comprendere il mio disagio e capire effettivamente il motivo per cui spesso mi sentissi così estranea, non appartenente al mondo, con quella voglia immane di evadere, di nascondermi, di liberarmi da tutte le catene materiali.
Ho acquisito una grande consapevolezza, che forse solo oggi riconosco fortemente: l' essere a conoscenza della visione soggettiva- umana della realtà.



Il fatto che ognuno di noi si intraveda in un certo modo e che, contemporaneamente, gli altri vedono noi stessi in centinaia di modi differenti, fa sì che noi (uno), siamo centomila e nessuno allo stesso tempo.
Comprendere come io non sia quella persona che credevo (e credo) di essere dinanzi allo specchio, ma essere tantissime persone diverse per ogni sguardo, mi fa rabbrividire.
Cioè... Io che mi sento uno schifo fuori, brutta dentro, che combatto contro la mia immagine posso sbagliarmi. Posso essere vista così bella da altri, come ancor più terrificante da altri ancora.

Non c è certezza. Non c è sicurezza. Non c'è oggettività. 

È tutto così sfumato, così grigio, così discordante, ineguale che mi perdo.
Mi perdo nell' incertezza dell'essere.

Nella comprensione che io, che credevo di essere tutto, in realtà sono centomila e allora mi divago, corro da una parte all'altra, disperata, affannata, alla ricerca di me. Di chi sia io veramente.

E in sostanza chi sono? 
Semplicemente NESSUNO.
Nè quella che vedo allo specchio, nè l'Ilaria che i miei vedono, quella del passato "triste e scorbutica", nè quella "cattiva e stronza" per alcuni, nè quella "leale e altruista" per altri.
Niente di tutto questo.

Mi sono ritrovata a lottare mesi e mesi per cercare di togliermi da tutta questa inesauribile materialità, da questi enormi e pesanti giudizi che ti affibbiano una parte in questo crudo spettacolo che non è nient'altro che la vita.
Ho tentato di sparire da questo mondo a causa del mio enorme malessere quotidiano, della mia sensazione di "non appartenenza", ho cercato di sfuggire ad ogni maschera che mi sarebbe stata imposta quando in realtà (realtà? Qual è la realtà?) non ho fatto altro, inevitabilmente, che costruirmi una nuova immagine: quella della malata.

Un costume fatto di pietà altrui, di occhi sbalorditi di fronte ad un essere troppo magro, troppo solo, troppo silenzioso, troppo triste per il mondo attorno. Troppo diversa per vivere. 
Ho cominciato ad essere guardata strana, come si fa con i matti. 

Quanti occhi che mi scrutavano sbigottiti, schifati, con l'aria di superiorità e di "condoglianze" verso la morte della mia normalità.
E sì, alla fine, anche io ho iniziato ad appartenere proprio a quella assurda categoria, creata allo scopo di impostare, di riconoscere le persone per "gruppi".
Nessuno mi ha mai chiamato pazza, ma tutti mi hanno fatto sentire in quel modo. (Ma tutti tutti eh, nessuno escluso.)Forse lo ero/sono davvero. Probabilmente sono folle allo stato puro.

Ma non mi è dispiaciuto affatto.
Neanche adesso che qualcosa è cambiato mi dispiace.

Quello che mi dispiace più di altra cosa è l'essere stata categorizzata anche durante la pazzia, il non esser riuscita ad evadere da tutte le imposizioni vitali.
Ê buffo... vero? Cercare di togliersi mille etichette per arrivare ad indossarne una nuova. 

Senza possibilità di rimanere completamente nuda. Mai. 


Ed è in questo istante, durante la mia risalita verso la "normalità, che porto con me un nuovo costume, quello colorato, fiorito, pieno di brillanti, bello all'apparenza, ma pur sempre un ennesimo travestimento.

Un fallimento personale, come lo stesso Moscarda ebbe:

L'ESSERE OBBLIGATI AD INDOSSARE UNA NUOVA MASCHERA PER VIVERE... ANCORA.


Come sempre vi mando un saluto 
e vi ringrazio per ogni visita, commento! :)

Ilaria

24 commenti:

  1. Non ho mai letto "Uno, nessun, centomila", di Pirandello preferirono assegnarci "Il fu Mattia Pascal", ma comunque conoscevo il tema.
    Mai, però, mi aveva incuriosito e l'avevo sentito vicino a me come dopo aver letto questo post.
    Ti ringrazio perché sei riuscita a darmi un assaggio di un argomento così contorto e complesso con parole così limpide, così personali che mi hai fatto davvero incuriosire.
    Penso che lo leggerò e spero di riuscire anch'io a scoprire qualcosa di me.
    Un abbraccio

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    1. Gly ciao.
      Grazie veramente tanto del tuo commento. Mi fa piacere leggere che ti ho incuriosita. Ho cercato di parlarne in modo chiaro e sopratutto breve, riportando ciò che io ho saputo cogliere del libro, trasferendo le sensazioni su me stessa. Forse è solo una mia interpretazione.
      Se lo leggerai, fammi sapere :)
      Un abbraccio a te!!!

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  2. Hai perfettamente ragione, la scuola continua a farci sentire "soffocati" e ammazza la creatività, e questa è una gran brutta cosa, poiché la scuola dovrebbe essere il cuore della cultura e della conoscenza.

    Tu sei tu. E soltanto TU puoi decidere quale maschera indossare, se quella che ti sta meglio, se quella per ingannare qualcuno o una'altra ancora per farti adulare. O nessuna. Le etichette a volte tranquillizza chi le usa, e fanno male quando non riesci più a togliertele di dosso. Il modo in cui ti guardi e ti leggi dentro è meraviglioso Ilaria, ho trovato questa tua riflessione così "pura" e vera e limpida. Non cercare di toglierti per forza le maschere... togli solo quelle che ti affibbiano gli altri e che ti danno fastidio, per il resto... vivi secondo le tue virtù e cercando il tuo piacere... un bacio :)

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    1. Grazie per le tue frasi sempre così incoraggianti, belle ed emozionanti.
      I tuoi consigli sono veri, non garantisco nulla, ma perlomeno proverò a seguirli. Proverò a distaccarmi dalla tremenda voglia di togliermi tutte le maschere...
      Grazie veramente di ogni tua parola.
      Un abbraccio.

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  3. Non sei pazza, hai una sensibilità particolare,ddegna di artisti e scrittori, che ti fa vedere oltre quello che vedono gli altri, più in profondità, e una mente che non si ferma mai, come un fiume in piena pieno di pensieri, e scava, scava...sei una persona sensibile, intelligente, profonda. Sei grande! Spero che tu abbia letto i miei precedenti commenti, li ho scritti con il cuore.un forte abbraccio.Irene

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    1. Ciao Irene, ho letto tutto, ma già lo sai.
      Ti ringrazio per i complimenti... Esser grande per me significa davvero tanto, lo apprezzo davvero questo tuo complimento.
      Ci sentiamo, anche su fa magari.
      Grazie e... Sei una bravissima mamma e pittrice!

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  4. Alcuni libri possono cambiarci, lo penso anche io.

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    1. Speriamo che cambino in meglio però... ;)

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  5. ilaria, scusa il passaggio frettoloso, volevo solo ringraziarti per i commenti che mi lasci! ;)
    Un abbraccio

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  6. ilaria, scusa il passaggio frettoloso, volevo solo ringraziarti per i commenti che mi lasci! ;)
    Un abbraccio

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    1. Ciaooo... Ma che, di nulla!
      Mi interessano i post e io commento :)
      Un bacione!!

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  7. Quanto è vero... Noi siamo nessuno e allo stesso tempo centomila, ogni persona ci affibbia un etichetta diversa e tutti hanno punti di vista diversi, non c'è oggettività come dici tu. Capisco benissimo la necessità di dover indossare continuamente maschere per vivere, basta solo pensare a quando fingiamo di essere felici ma muoriamo dentro e lo facciamo per non dover dare giustificazioni agli altri e soprattutto perché non capirebbero. Si, è vero un libro può cambiarti, ma più che cambiarti può aiutarti veramente tanto a scoprire qualcosa di più di te stessa, quel qualcosa che è presente dentro di te ma che non sai come tirar fuori perché è profondo e complesso... Capisco la tua sensazione di dover passare da un travestimento all'altro, ma in fondo sono convinta che potrai toglierti la maschera e scoprire che la tua vera pelle ance se non è sfarzosa e abbagliante come la maschera è ugualmente meravigliosamente bella. Non ho mai letto questo libro ma mi hai davvero messo curiosità! La professoressa di italiano ci aveva parlato del "berretto a sonagli" sempre di Pirandello mi pare, nel quale la protagonista era costretta ad indossare la maschera della "pazza" anche se in relatà aveva ragione sul tradimento del marito, ma che è stata obbligata a farsi a dichiarare di essersi immaginata tutto per salvaguardare la reputazione del marito da parte della società, alla fine dobbiamo indossare sempre una maschera in un modo o nell'altro di fronte a certe situazioni... Un po' come a te che hanno affibbiato la maschera della "malata" e che tu vuoi sostituire con un'altra ma che si tratta pur sempre di una maschera, capisco benissimo il tuo ragionamento... Ma come ti ho detto spero davvero che la serenità per te non sia più una maschera ma che diventi la tua pelle! Ti mando un bacione e ti abbraccio forte, fantastico post come sempre ❤️

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    1. Sarebbe veramente magnifico vedere la mia pelle bella, lucida, attraente, e allo stesso modo considerarmi una brava persona... Purtroppo sono lontana da tutto ciò...
      Ma ci sto provando... Io Kiki ti ringrazio immensamente del tuo incoraggiamento, della tua positività, forse sei troppo buona con me... ;)

      Un abbraccione.

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  8. Ilaria bella tutti siamo uno nessuno e centomila, specchi di mille sfumature che a volte spesso non riescono a trovare l'uscita.
    Ma tu sicuramente pazza non sei, un fallimento tanto meno, costruisci personaggi immaginari che non corrispondono alla tua vera persona e va bene se giochi con queste "briliant disguise", ma non devi mai crederci, perchè siamo nati per buttare giù la maschera ed essere noi stessi, nudi e crudi....
    Ti volgio bene!

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    1. Ma nudi e crudi siamo buoni Nella!? Io penso di essere talmente acerba o marcia (dipende dai punti di vista) tale da buttare.....

      Ti ringrazio davvero per la tua gentilezza, sei splendida!!!!

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  9. Tutti portiamo una maschera, e forse solo dietro una maschera (come dice Wilde) possiamo essere davvero noi stessi. È come se senza maschera finissimo per non essere nessuno, come se la libertà totale ci mettesse in crisi e potendo scegliere di essere qualsiasi cosa non riuscissimo a decidere. Non so se mi spiego, ma se affibbiare delle etichette agli altri è rassicurante, è altrettanto confortante darne a noi stesse. Ci piace pensare "io questa cosa non la faccio, perché io sono così.".

    Quanto a se un libro possa cambiarci la vita, io sono convinta di sì. Per me fu il Piacere di D'Annunzio, che mi illuminò sull'angoscia dell'esteta, sulla perenne insoddisfazione cui è condannato chi vive alla ricerca della bellezza.

    Un abbraccio!

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    1. L invito, la libertà totale, l eterno ci spaventano... È vero.l quando non si riesce a dare un limite siamo angosciati, dubbiosi....
      Può essere validissimo il tuo ragionamento... Ci rifletto su ;)

      Bello il Piacere. Ottima. Scelta direi :)
      Un bacionee

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  10. Ciao Ilaria, e come sempre un post meraviglioso.
    Le riflessioni che fai sono profonde, vere: ci sarebbe da commentare all'infinito.
    Ho letto una frase di Emil Cioran che diceva cosi: "se potessimo guardarci con gli occhi degli altri, scompariremmo all'istante".
    Sono una che crede profondamente che gli altri, in fondo, non ci vedano.
    Possono avere opinioni superficiali che non saranno mai come quelle che abbiamo noi di noi stesse, ed anche lo sforzo di apparire loro come vorremmo che ci vedessero è, secondo me, e secondo Cioran, alquanto vano.

    sono convinta, forse erroneamente, e sicuramente pronta a ricredermi, che gli altri non ci vedano davvero. Non solo non ci guardano, ma nemmeno ci vedono! Ieri parlavo con una mia amica, poi in un post lo spiegherò, e ci dicevamo come fosse impossibile trovare una persona veramente empatica perché alla fine possiamo avere opinioni simili, pensarla allo stesso modo, ma non ci capiremo mai fino in fondo.
    questo perché, mi ha detto lei, ognuno è un universo a se stante, ruota intorno al proprio sole e magari si scontra con gli altri... Ma siamo soli.

    A me "La coscienza di Zeno" ha stravolto la vita. Per sempre.
    Piango ogni volta che lo prendo in mano, trasuda inettitudine ovunque e a me ha letteralmente sconvolta...

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    1. Di te è la tua passione per Zeno lo sapevo, ormai la citi sempre nei post. Si nota proprio come tu appartieni al libro, siete completamente legati. Vedi il tuo sconvolgimento ma anche la tua rassicurazione ad identificarti in qualcuno, ad essere tremendamente compresa.

      Bella frase che hai citato, me la appunto ;)
      Io sono certa che scomparirei a gambe levate dopo essermi vista con occhi altrui, non è possibile il contrario!!!
      Grazie davvero.
      Un abbraccio.

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  11. Ilaria tiu avevo scritto un lungo commento,ora non il tempo materiale per riscriverlo.
    Due cose sole quel tutti scrivilo su un foglio e brucialo.
    Quell'abito fiorito indossala dovvero.
    Meno seghe mentali sebbene servono al tuo percorso,perché anche se seghe mentali per essere utili devono essere positive.
    Ti voglio un gran bene,cerca di volertene anche tu...i tutti lasciali stare,la tua magrezza lascia vivere in pace,le maschere inevitabilmente le indossiamo tutte perché non ci conosciamo e non sappiamo perché lo facciamo man mano che nel percorso della nostra vita questi due punti di volta in volta si chiariscono,di volta in volta le maschere vanno risposte e avere il coraggio di rimanere nude.Non fingere mai,per favore.
    Ciao

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    1. Sto provando a volermi bene, ma ogni volta che mi guardo vedo solo tristezza, infantilità, ingenuità, sconforto, bruttezza... Vorrei coprirmi da un lenzuolo e sigillarmi. È così difficile accettarsi....... Non so se davvero ci riuscirò mai...

      Proverò anche a non fingere. È che, a forza di farlo troppo, ci si fa l abitudine...
      Ti mando un grande abbraccio, sei sempre stupenda!

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    2. Ilaria, perché ti vuoi così male?Cosa c'è che non va in te?
      Prima di scoprire il tuo blog, leggendo i commenti che mi lasciavi, ho pensato tu avessi una mente molto bella, brillante.
      Non vedo perché tu non possa essere felice di te stessa.
      Cosa ti rende triste?Se hai bisogno di un nuovo contesto che elimini le cose brutte che magari ti tengono legate ad un passato troppo pesante, stravolgi la tua vita.
      Non è semplice, certo, ma si può iniziare a piccoli passi.
      Anche solo conoscendo qualcuno di nuovo che smetta di guardarti come una matta (che poi chi è normale?!)
      L'ingenuità non è affatto un difetto, ah magari lo fossero in molti!E' tenera ed anche giusta.
      Sei giovane, credo tu abbia forse poco più della mia età e dovresti essere pronta a sbranare il mondo. Cos'è che ti manca?Obiettivamente, cosa non hai per piacerti?
      Perché se vuoi ti faccio anche io una lista delle cose che non vanno in me, così capiresti che non serve essere perfetti per amarsi ed essere amate. Basta solo il coraggio di iniziare, anche a piccoli passi, a camminare. Verso dove lo puoi decidere anche strada facendo.

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    3. Ciao Stella.
      Grazie davvero del commento...
      Sai... Io sono bravissima a dare consigli agli altri, a riconoscere le cose giuste, ma quando si tratta di me stessa butto tutto all'aria, scateno il mio odio è mi colpevolizzo... Non metto in pratico molto di ciò a cui aspiro, forse è il non riuscire ad accettarsi, il non guardarmi con gli stessi occhi brillanti con cui vedo gli altri, non so..
      Ma combatto, lotto per trovare la mia pace. Ho camminato già, anche se i pensieri così li ho costantemente... Ti giuro che di passi avanti ne ho fatti, e sono fiera di questo!


      Non so quanti anni hai.. Io 22... Forse sono più
      vecchietta di te, ma sicuramente meno saggia... ;)

      Grazie per le belle parole, un bacio!!!!

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    4. Allora siamo perfettamente coetanee ^.^
      come immaginavo ^.^

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